Lo sapevate che la più antica crisi finanziaria documentata della storia risale al 1637 ed è legata al mercato dei tulipani? Ecco come è andata.

La prima crisi finanziaria della storia 

Quando si sente parlare di crisi finanziaria ci si riferisce in generale ad una condizione di difficoltà per una instabilità dei mercati finaziari. Nello specifico le crisi finanziarie possono essere di varia natura. Crisi bancarie, valutarie, di borsa, di debito sovrano.

Tutti abbiamo sentito parlare almeno una volta del crollo delle borsa di New York nel famoso martedì nero del 1929. E della cd. Grande Depressione che ne è conseguita.

O più di recente la crisi dei mutui subprime. Sempre partita dagli Stati Uniti nel 2006, con il fallimento della Lehman Brothers e le concatenate conseguenze che hanno interessato l’economia di quasi tutto il mondo.

Pochi, però, conoscono la storia della prima crisi finanziaria di cui si abbia notizia.

Ed a ben pensarci sembra davvero incredibile che essa risalga al 1637!

Come nasce una crisi finanziaria

Conoscere la vicenda della prima crisi finanziaria della storia è sicuramente una notizia curiosa. Ma ancora di più istruttiva. Fa comprendere come il diffondersi di un insensato comportamento di acquisto, posto in essere nella speranza di un facile arricchimento, possa avere conseguenze devastanti. Ancora di più se non controllato. Stefano Carpanese - Come nasce una crisi finanziaria

Nel caso della bolla dei tulipani, il tutto ha avuto inizio dalla moda dell’acquisto di questi fiori che iniziò a diffondersi nella seconda metà del ‘500. Quando cioè furono importati dalla Turchia in Olanda, che ne divenne il più importante paese produttore in pochissimo tempo.

Il fiore aveva qualcosa di esotico, soprattutto nelle sue varietà meno comuni. Ci volle pochissimo perché diventasse un desiderato bene di lusso. Privilegio appannaggio degli appartenenti alla borghesia più ricca e dei commercianti più facoltosi. Ma non solo. Anche le classi sociali meno abbienti erano attratte da questo nuovo investimento.

Una maggior domanda comportò un lievitare dei prezzi del prodotto, connesso ai tempi lenti insiti nel ciclo produttivo dei fiori.

La domanda di mercato superiore all’offerta

La maggiore difficoltà di reperire il prodotto desiderato sul mercato comportò non solo l’aumento del prezzo, ma anche una modifica della modalità di vendita.

Era la nascita di veri e propri contratti futures. I contadini vendevano i bulbi quando ancora non erano sbocciati, utilizzando contratti che prevedevano lo scambio solo in un’epoca successiva.

Si organizzavano, così, aste in cui l’oggetto della compravendita era una cosa futura. Si pagava solo un acconto al momento della stipula, in attesa della fioritura, dello scambio reale e del pagamento del saldo. Poichè spesso si trattava di dover attendere mesi, iniziò ad essere oggetto di scambio anche il contratto stesso di “prenotazione” del bulbo fiorito. Più si allungava la catena di scambi, più essa diventava fragile. Bastava che il venditore non avesse a disposizione i fiori, o che l’ultimo acquirente non onorasse l’impegno perché un effetto domino mettesse tutti in difficoltà. Allo stesso tempo si era venuto a creare un pericoloso gioco al rialzo. Di passaggio in passaggio, il prezzo del contratt lievitava. Si creò una vera e propria bolla di vendita. In un’asta del 1637 un bulbo di tulipano fu pagato quanto una casa. Ma, ad invertire il trend, bastò il rapido diffondersi della notizia di un’asta andata deserta.

La crisi finanziaria generata dal panico

La notizia che in quello stesso anno un’asta di tulipani era andata deserta generò un vero e proprio panico collettivo.

I prezzi crollarono del tutto. E con essi il valore stesso dei tulipani.

La crisi finanziaria del 1637Coloro che si erano ritrovati in possesso di un contratto di tulipani futuri finì per pagare cifre ben più elevate rispetto al nuovo prezzo del momento. E i prezzi continuavano a scendere perché i contadini possessori di nuovi bulbi iniziarono pur di vendere i fiori che oramai nessuno più voleva, li offrivano a qualsiasi cifra benchè bassa.

Il tutto accadde in 3 mesi circa.

Per riparare al problema ci fu bisogno di un intervento dei governi. I possessori dei contratti stipulati in piena bolla furono autorizzati a non dare seguito al contratto così come stipulato, i cui prezzi erano divenuti dieci volte superiori in rapporto a quelli nuovi del mercato in caduta libera. Anzi, avrebbero potuto scegliere di pagare solo in parte il dovuto. Fu stabilita cioè una percentuale della cifra a titolo di penalità, in luogo della cifra prevista oramai fuori mercato se paragonata ai nuovi prezzi. La necessità della concessione nacque dal fatto che, per via della sperequazione del nuovo mercato, i giudici non avrebbero potuto obbligare nessuno ad onorare gli impegni contrattuali. Essendo considerati molto vicini a quelli che si contraggono per il gioco d’azzardo, non potevano essere sottoposti ad esecuzione forzata.

Moltissimi olandesi, anche ricchi e facoltosi, caddero in rovina.

E per cosa?! Per via dei bulbi di tulipano!